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Santa Caterina da Siena di Neroccio di Bartolomeo de’ Landi

Statua S. Caterina

Santa Caterina da Siena di Neroccio di Bartolomeo de’ Landi

Neroccio

Santa Caterina da Siena di Neroccio di Bartolomeo de’ Landi

Oratorio

Santa Caterina da Siena di Neroccio di Bartolomeo de’ Landi

Luogo: Oratorio della Tintoria, Via santa Caterina, 66

Contrada: Nobile Contrada dell’Oca

Data/periodo: 1474-2100

Descrizione: La Santa Caterina in legno policromo venne commissionata a Neroccio di Bartolomeo de’ Landi nel 1474 per essere collocata sopra l’altare della cappella inferiore dell’oratorio di Santa Caterina in Fontebranda, detto “oratorio della Tintoria”. Capolavoro assoluto dell’artista e dell’intera scuola scultorea lignea senese, la statua si eleva esile ed assorta in una malinconica dolcezza entro una nicchia sopra l’altare marmoreo realizzato, in sostituzione dell’originaria struttura lignea, tra il 1676 ed il 1683 da Austo Cini e Giuseppe Redi e ampliato entro il 1689 da Francesco, Giovanni Antonio e Agostino Mazzuoli.

Neroccio, all’epoca ventisettenne (era nato nel 1447 e morirà nel 1500), dovette iniziare l’opera il 4 aprile 1474 quando, secondo quanto riportato nella documentazione esistente, gli esecutori della Gabella mandarono al Consiglio Generale del Comune senese una richiesta di fondi per la decorazione del nuovo oratorio che avrebbe incluso anche un’immagine di Santa Caterina. Destinata  con ogni probabilità ad essere portata in processione durante le feste in onore della santa, la statua fu scolpita anche nella parte retrostante e totalmente dipinta per risultare, secondo uno dei principi fondamentali dell’arte rinascimentale, più naturalistica possibile (i due restauri del 1948 e del 1985 hanno evidenziato la presenza della policromia originale nella veste bianca, nel velo, nel libro e in parte degli incarnati).

Modello iconografico per l’opera fu la Santa Caterina dipinta nel 1461, a canonizzazione appena avvenuta, nella Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico da Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, il più importante artista senese della seconda metà del Quattrocento, maestro dei migliori pittori e scultori della generazione successiva, tra cui anche Neroccio. In entrambe le immagini la santa veste l’abito domenicano con il velo bianco delle terziarie e tiene in mano un libro, allusione ai suoi scritti (tra gli altri si ricordano le lettere indirizzate a Gregorio XI per convincerlo a riportare la sede pontificia da Avignone a Roma) e mostra i segni delle stimmate, raffigurate come raggi, sulle mani e sui piedi. Unica differenza rispetto all’affresco del Vecchietta, anch’esso immaginato a mo’ di statua su un piedistallo entro una nicchia rinascimentale, è l’assenza del giglio nella mano sinistra che nella santa Caterina di Neroccio sostiene elegantemente un lembo del mantello nero, panneggiato secondo modalità che discendono, ancora una volta grazie al tramite del maestro, da Donatello. Sempre da un’opera di Vecchietta, il San Bernardino da Siena conservato al Museo del Bargello a Firenze, discende il motivo dei tre cherubini sulla base della scultura che potrebbero essere un’allusione all’avvenuta ascesa in cielo della santa.

Con tali aspetti convive il grazioso, sofisticato quanto inusuale volto da adolescente della santa, traduzione tridimensionale di quelli realizzati in pittura da Francesco di Giorgio Martini, uno degli artisti più apprezzati a Siena in quegli anni, con cui Neroccio creò un sodalizio artistico, legalmente regolarizzato, tra il 1469 e il 1475. La statua di santa Caterina dell’oratorio della Tintoria con il suo sguardo altero e l’aspetto impenetrabile rimane, anche grazie ai modelli dei due più anziani colleghi, uno dei vertici più alti mai raggiunti dall’arte rinascimentale senese.

Bibliografia:

Bagnoli A., Neroccio di Bartolomeo de’ Landi, Santa Caterina da Siena, in Bellosi L. (a cura di), Francesco di Giorgio e il Rinascimento a Siena 1450-1500, Milano, Electa, 1993, pp. 218-219.

Bellaccini L., Fargnoli N., Ley Kraus L. M., Il restauro, in Toti E. (a cura di), Oratorio di Santa Caterina in Fontebranda. Restauri, Quaderni di Fontebranda, Studi e ricerche/1, Siena, Nobile Contrada dell’Oca, 2006, pp. 21-22.

Butzek M., L’architettura dell’altare, in Riedl P. A. (a cura di), L’oratorio di santa Caterina in Fontebranda. Le vicende costruttive, gli affreschi, gli argenti, Poggibonsi, Tap Grafiche, 1990, pp. 89-103.

Ceccherini D., Gli oratori delle contrade di Siena, Siena, Edizioni Betti, 1995, pp. 118-127.

Di Nepi S., Neroccio di Bartolomeo de’ Landi, Santa Caterina da Siena, in Syson L. (a cura di), Siena nel Rinascimento. Arte per la città, Cinisello Balsamo, Silvana Editore, 2007, pp. 102-105.

Falassi A., Catoni G., La contrada dell’Oca, Milano, Ricci, 1991.

Torriti P., La casa di Santa Caterina e la basilica di San Domenico a Siena, Genova, Sagep Editrice, 1983, pp. 9-14.

Note: È possibile visitare, su richiesta, la Sede Storica della Contrada (Oratorio e Museo). Per informazioni scrivere a info@contradadelloca.it  e visitare il sito www.contradadelloca.it

Autore scheda: Nobile Contrada dell’Oca, Elisabetta Neri

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