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Oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Vallerozzi

La benedizione del cavallo

Oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Vallerozzi

L’Assunta dell’abside

Oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Vallerozzi

La Gloria di San Giobbe

Oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Vallerozzi

Affreschi di Bernardino Mei

Oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Vallerozzi

La moglie di Giobbe

Oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Vallerozzi

Gli angeli musicanti

Oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Vallerozzi

Luogo: via Vallerozzi 71

Contrada: Contrada della Lupa

Data/periodo: La costruzione dell’Oratorio di San Rocco fu probabilmente avviata nei primi anni del secolo XVI (1511). Dai documenti dell’epoca si evince che nel 1533 la chiesa era in fase di costruzione, ma nel 1575 era già adibita a funzioni religiose. Nel corso del ‘600 si hanno notizie di ulteriori lavori, in particolare relativi agli stucchi e agli affreschi dell’interno (1615, 1622, 1640, 1648). Poco si sa di quanto avvenne dopo, compreso il terremoto del 1798, ma nell’800 la chiesa soffriva un periodo di notevole degrado. L’Oratorio, già interessato dai lavori di miglioramento di tutta la sede della Contrada nel 1910, fu nuovamente ristrutturato nel 1933-34 e soprattutto nel 1962, quando l’abbattimento del fabbricato addossato al lato posteriore dell’Oratorio riportò alla luce, nella sua interezza, l’abside semicilindrica e l’arco che sorregge il campanile. Nel 1970 si rese necessario intervenire sul tetto, che venne nell’occasione consolidato; si sono succeduti ulteriori interventi di manutenzione, di cui si segnala, in particolare, il restauro condotto negli anni novanta e nei primi duemila sugli affreschi e sui dipinti mobili, che hanno riacquistato colore e vivacità dalle ingiurie del tempo.

Descrizione: Le vicende iniziali relative alla costruzione dell’Oratorio di San Rocco sono contestuali alla nascita della Compagnia laicale di San Rocco, in un’epoca di vivace associazionismo per motivi religiosi e umanitari (secolo XVI). Rapidamente accresciutasi, la Compagnia ebbe bisogno di un proprio Oratorio e ne scelse la sede in Vallerozzi. La chiesa è dedicata a San Rocco, protettore degli appestati, uno dei santi maggiormente venorati a quei tempi; cointestatario anche Giobbe, personaggio dell’Antico Testamento ed erroneamente definito santo, rappresentato in molti dipinti, quasi a intravedere in San Rocco un continuatore ideale di Giobbe quale alleviatore delle sofferenze altrui. Nel XVII secolo la Contrada della Lupa, non avendo locali propri, ebbe in uso alcune stanze dalla Compagnia in cambio di pagamenti e donazioni, tra cui quella dei Palii vinti in piazza, ma i rapporti tra Compagnia e Contrada divennero ben presto assai conflittuali per le esigenze della Contrada da una parte e le eccessive richieste e obblighi imposti dalla Compagnia dall’altra. Nonostante i numerosi tentativi di mediazione, il problema si risolse solo nel 1785 quando Leopoldo II soppresse ben ventisette compagnie laicali, compresa quella di San Rocco, e l’Oratorio fu chiuso. In seguito al rescritto del venticinque giugno 1789, il 10 settembre dello stesso anno fu stipulato l’atto di cessione tra l’amministratore del patrimonio ecclesiastico in Siena e i rappresentanti della Contrada per cui l’Oratorio e i locali annessi passarono definitivamente alla Lupa, con l’obbligo del mantenimento degli immobili e degli arredi sacri. La chiesa, situata sul lato destro di via Vallerozzi e lievemente arretrata rispetto al piano stradale, presenta all’ingresso una colonna con la lupa romana innalzata nel 1548, poi sostituita nel 1602 e ancora nel 1966 con una effigie donata dal Comune di Roma. Nella facciata si distinguono il bel portale rinascimentale, la nicchietta posta al centro con la statua di San Rocco, attribuita alla bottega dei Mazzuaoli, e la finestra rotonda a vetri policromi in cui è raffigurato lo stemma dell’Arte dei Calzolai, la cui corporazione si riuniva probabilmente in questa sede. Al vertice del frontone spicca una croce raggiata e la banderuola segnavento con il simbolo della Lupa. L’abside semicilindrica è rivolta a nord-est e presenta, alla sua sinistra, un campanile a pianta quadrata del XVIII secolo in cui si aprono quattro celle campanarie. L’interno è riccamente affrescato con opere dei maggiori artisti del tempo, che ne rendono l’Oratorio un vero e proprio scrigno della pittura senese del XVII secolo (Ilario Casolani, Raffaello Vanni, Astolfo Petrazzi,Ventura e Simondio Salimbeni, Bernardino Mei, Francesco Rustici, Deifebo Burbarini, Crescenzio Gambarelli, Mattia Bolognini, Annibale Tegliacci, Bernardino Capitelli, Giuseppe Nicola Nasini). Nel catino absidale trova il posto d’onore la Vergine Assunta in Immacolata Concezione, di ascendenza beccafumiana, e l’emiciclo è completato dai dodici Apostoli del Petrazzi e gli Angeli musicanti del Capitelli. La decorazione della grande aula unica si sviluppa per livelli sovrapposti con in alto le scene bibliche relative al libro di Giobbe e in basso le scene neotestamentarie con storie della Vergine e di Cristo. Nelle pareti laterali spiccano a destra San Carlo Borromeo adora il crocifisso, dipinto da Ilario Casolani nel 1629 e a sinistra San Giobbe rimproverato dalla moglie di Raffaello Vanni del 1622. Alle parete laterali sono addossati, in basso, i cori lignei risalenti al 1640 circa; la controfacciata è occupata nella parte mediana dall’orchestra eseguita da Giuseppe Partini nel 1880 e dall’organo fornito nel 1882 dalla ditta Àgati di Pistoia. L’Oratorio è tuttora chiesa consacrata dove vengono svolte durante tutto l’anno le normali funzioni religiose e gli eventi rituali e festivi (fino ad alcuni anni fa anche il rito delle Quarantore); in esso hanno sede inoltre i riti legati alla vita di contrada (benedizione del cavallo e della Comparsa durante il periodo del Palio; celebrazione del Mattutino nella Festa titolare).

 Bibliografia

Bartalucci A., L’arte nell’oratorio e nella sede. Inventario, Siena, Tipografia Ancora, 1985.

Black F., Le confraternite italiane del Cinquecento, Milano, Rizzoli, 1992.

Campanini G., Muzzi A., Oratori di contrada, Siena, 1995.

Ceccherini D., Gli oratori delle contrade di Siena, Siena, 1995.

Liberati A., Oratorio di San Rocco in Siena, in “Bullettino Senese di Storia Patria”, XXXIX (1932), pp. 203-209.

L’officina dei colori. La decorazione dell’Oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Vallerozzi, I Gemelli, Quaderno 8, Siena, Contrada della Lupa, 2012.

Altre fonti:

Archivio di Stato di Siena, S.S. Macchi, Memorie,vol. 1, c. 59.

Archivio di Stato di Siena, Deliberazioni, voll. 57 e 15.

Archivio di Stato di Siena, Patrimonio Resti Ecclesiastici, Deliberazioni (1616-1685), c. 229v.

Archivio di Stato di Siena, Commissione Belle Arti 13, cc. 147-148.

Archivio della Contrada della Lupa, Deliberazioni A, cap. 1, 1740.

Archivio della Contrada della Lupa, Libro delle Deliberazioni della Contrada dal 1789 al 1859.

Cinughi De’Pazzi C.,“L’Ordine di San Rocco in Vallerozzi” dal “Libro della Venerabile Compagnia di San Rocco dal 1572 al 1675 (BCS ms. B.I.1), tesi di laurea, Università degli Studi di Siena, 1986.

Note: La facciata, insieme alla vetrata e alla piccola scultura con San Rocco, sono stati recentemente sottoposti a un intervento di restauro, conclusosi nell’aprile 2014. Curiosità: i componenti della Compagnia di San Rocco indossarono fino al 1690 la cappa verde, sostituita successivamente da una bianca. Ciò potrebbe spiegare l’origine dei colori inseriti nella bandiera della Lupa, che nel 1546 era a liste gialle e verdi e tale rimase fino al 1650, quando furono adottati gli attuali colori bianco e nero.

Autore scheda: Contrada della Lupa, Anna Laura Pasqui

 

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