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La chiesa, perduta, di San Giusto

Parete esterna

La chiesa, perduta, di San Giusto

Facciata

La chiesa, perduta, di San Giusto

Ipotesi di ricostruzione

La chiesa, perduta, di San Giusto

Polittico

La chiesa, perduta, di San Giusto

San Giusto plastico

La chiesa, perduta, di San Giusto

Incoronazione Vergine

La chiesa, perduta, di San Giusto

Madonna con Bambino

La chiesa, perduta, di San Giusto

Pianta chiesa

La chiesa, perduta, di San Giusto

La chiesa acquerello

La chiesa, perduta, di San Giusto

Acquerello

La chiesa, perduta, di San Giusto

Disegno

La chiesa, perduta, di San Giusto

Luogo: vicolo dell’Oro, già piazza San Giusto

Contrada: Contrada della Torre

Denominazione: Chiesa di San Giusto

Data/periodo: XII-XX secolo

Descrizione: La storia della chiesa di San Giusto, detta anche di Rialto perché situata in tale zona, ha incrociato in 8 secoli di vita vicende diverse legate al convento di San Martino, all’Arte dei Battilana, alla Contrada della Spadaforte, alla Compagnia di San Carlo Borromeo degli esecutori di giustizia, ai Chierici secolari che vi festeggiavano la festa di San Luigi Gonzaga, e infine al risanamento del rione di Salicotto. Eppure di essa non resta nulla, essendo stata abbattuta nel 1936 per far spazio a una piazzetta e allargare i vicoli dell’Oro e delle Scalelle. Scriveva Virgilio Grassi su “Il Telegrafo” del 21 ottobre di quell’anno: «è sempre avvenuto che nel riordinamento edilizio di una città siano stati demoliti edifizi religiosi e civili, anche se ad essi si riconnettevano vetuste memorie locali».  Va subito fatta chiarezza su un aspetto: la sua demolizione non era prevista nel progetto originario di risanamento edilizio di Salicotto, voluto dal regime per motivi sanitari. Fu chiesta invece da cinque abitanti della zona, che l’8 febbraio 1933 così scrissero al Podestà di Siena: «Nella piazzetta di San Giusto esiste una vecchia Chiesa non più ufficiata, trascurata, inutile. Detta chiesa non ha nessun valore artistico, né è memorabile o notevole per un qualche fatto o ricordo storico. […] Se questa ex Chiesa non ci fosse, anziché un misero vicoletto, si verrebbe ad avere una discreta piazzetta, che darebbe risalto e decoro maggiori alla località e non indifferente sfogo al traffico». In merito a tali affermazioni possiamo con certezza affermare che, se è vero che San Giusto era a quel tempo in uno stato di degrado, è però falso che non avesse alcun valore artistico e che non mantenesse ricordo di accadimenti storici rilevanti. La chiesa fu legata al convento di San Martino sin dal momento del suo progetto: il 27 ottobre 1181 Gunterano, vescovo di Siena, concedeva infatti al priore dei frati di San Martino l’autorizzazione a edificarla. Pochi anni dopo, insieme allo stesso Convento, ottenne da papa Clemente III (1188-1191) una serie di esenzioni; nel 1206 fu posta sotto la protezione di papa Innocenzo. Fu quindi parrocchia: un popolo di san Giusto compare in un documento del 1226. Nel 1472 venne concessa ufficialmente all’Arte dei Battilana, che vi restò per tre secoli, e nel 1768 alla Compagnia di San Carlo Borromeo, che vi ebbe sede fino allo scioglimento avvenuto ai primi dell’Ottocento. Nel XVII secolo, secondo Alessandro Lisini, nella chiesa svolse le proprie attività anche al Contrada della Spadaforte, che i Battilana tentarono inutilmente di iscrivere ai palii del 1675 e 1693. San Giusto fu quindi affidato nella prima metà del XIX secolo alla Congregazione dei chierici regolari. La storia novecentesca della chiesa è quella di un continuo e sempre maggiore degrado: pressoché abbandonata all’inizio del secolo, fu in parte risistemata e riconsacrata negli anni Venti, per poi essere dichiarata “inutile” ed essere abbattuta, con il nulla osta favorevole del Soprintendente Peleo Bacci che il 5 aprile 1933 dichiarò che «tratta(va) si di una modesta chiesa, interamente ricostruita nel XVIII secolo». Al suo posto oggi è una piccola piazza e nel palazzo che è andato a occupare parte del suo spazio è stata realizzata una cappellina, che però non è aperta al pubblico né officiata.

Bibliografia:

Brocchi L., Riflessioni sull’iconografia delle Compagnie militari, Contrada della Torre, “Quaderni del Museo”, n. 1, pp. 5-9.

Faluschi G., Breve relazione delle cose notabili della Città di Siena ampliata e corretta, Siena nella Stamperia Mucci, 1815, p. 107.

Faluschi G., Breve relazione delle cose notabili della Città di Siena, in Siena 1784, per Francesco Rossi, Stamp. del Pubblico, p. 125.

Grassi V., Il rione di San Giusto, in Catoni G., Leoncini P., Leoncini R. (a cura di), Virgilio Grassi. Palio ed altro per ‘Il Telegrafo’, Siena, Tipografia Senese perla Contrada del Leocorno, 1991.

Liberati A., Chiese, monasteri, oratori e spedali senesi (Ricordi e notizie), Chiesa di S. Giusto, in “Bullettino Senese di Storia Patria”, a. XII n.s., 1941, pp. 125-126.

Romagnoli E., Cenni storico-artistici di Siena e suoi suburbii, Siena presso Onorato Porri, 1840, p. 34.

Turrini P., Religiosità e spirito caritativo a Siena agli inizi della reggenza lorenese: luoghi pii laicali, contrade e arti, in Istituto storico diocesano Siena, Annuario 2002-2003, Siena, Edizioni Il Leccio, 2004, pp. 104-109.

Altre fonti:

Archivio arcivescovile di Siena, 21, “Visita apostolica di monsignor Bossio”, cc. 148v-150v.

Archivio Storico del Comune di Siena, “Istanza di riattamento per mezzo d’uno sprone della muraglia laterale rovinosa della Chiesa dei SS. Carlo ed Ambrogio detta di S. Giusto, Siena 30 novembre1831”, Preuniutario 1270, cc. 174v-183v.

Scheda di catalogo ICCD, Ministero per i Beni culturali e ambientali, N. Cat. Gen. 09/00473619.

Autore scheda: Contrada della Torre; Davide Orsini

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