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Il Cappellone di San Rocco

Affreschi di Rutilio Manetti

Il Cappellone di San Rocco

Le esequie di San Rocco

Il Cappellone di San Rocco

Scene di vita ospedaliera

Il Cappellone di San Rocco

Il Cappellone di San Rocco

Il Cappellone di San Rocco

Luogo: via Vallerozzi 71

Contrada: Contrada della Lupa

Data/periodo: Il “Cappellone” di San Rocco è un vasto locale realizzato nei primi decenni del Cinquecento, probabilmente in concomitanza con l’adiacente Oratorio della Contrada della Lupa, benché purtroppo manchi una documentazione specifica in tal senso. Si può comunque ritenere che l’allestimento del cappellone fosse antecedente a quello dell’Oratorio, mentre gli affreschi di Rutilio Manetti, firmati, sono sicuramente databili, in più fasi, al 1606, al 1609 e al 1610. Poco si sa di quanto avvenne nei secoli successivi, se non del periodo di decadenza che seguì la soppressione della Compagnia nel 1785 e che interessò il Cappellone, l’Oratorio e la Contrada tutta. L’Oratorio e il Cappellone fuono quindi interessati dai lavori di miglioramento di tutta la sede della Contrada avviati nel 1910, ai quali si sono succeduti ulteriori interventi di manutenzione, di cui si segnala, in particolare, il restauro condotto negli anni novanta e nei primi 2000 sugli affreschi.

Descrizione: La storia iniziale del Cappellone, così come quella dell’Oratorio, è contestuale a quella della Compagnia laicale di San Rocco, nata dalla scissione di alcuni confratelli dalla Compagnia di San Sebastiano che aveva la propria sede nell’attuale via Garibaldi. La neonata Compagnia, rapidamente accresciutasi, volle dotarsi prima di una grande sala per le adunanze, quindi dell’Oratorio e di tutti i arredi liturgici e paraliturgici necessari alle molteplici attività. L’ampio ambiente rettangolare è composto da due campate quadrate e viene fasciato su tre lati dalle residenze lignee. Le pareti e la volta della prima campata sono interamente affrescate con le “Storie della vita di San Rocco”, dipinte da Rutilio Manetti tra il 1605 e 1610, mentre l’affresco della seconda campata comprende altre “Scene della vita del Santo” ed è stato eseguito da Crescenzio Gambarelli nel 1605. Entro una nicchia racchiusa da una architettura dipinta, nella parete opposta all’ingresso, è la grande statua di San Rocco in terracotta policromata nella cui struttura il Torriti rintraccia “fiacchi e impacciati accenti cozzarelliani”. La localizzazione della statua nel Cappellone risale al 1951, in quanto in epoca antecedente era posta nell’abside dell’Oratorio. I dipinti del Manetti furono eseguiti nel primo decennio del XVII secolo durante una fase cruciale dell’evoluzione dell’arte italiana, che subiva l’influenza politica e sociale del clima della Controriforma caratterizzata da un accento sui dettami della religiosità cattolica in contrapposizione al luteranesimo e al suo sforzo anticlericale. Le confraternite ben si inserivano in questo ambito religioso e sociale in quanto vicine da una parte alla Chiesa e dall’altra al popolo, a cui potevano dispensare la loro attività volta all’aiuto agli indigenti, all’assistenza agli ammalati, al seppellimento dei morti. In questo senso si pone anche la scelta di San Rocco come santo protettore, rappresentato dal Manetti quale pellegrino impegnato nella cura degli appestati, coinvolto nelle processioni, pronto a benedire uomini e bestie ed infine, fattosi simbolo e reliquia esso stesso, trasportato per le vie di Costanza durante una feroce pestilenza, ad intercedere presso Dio per la salute degli uomini.  A questo si aggiunge la rappresentazione di ambienti cittadini, quali le Logge del Papa, posta sullo sfondo a dare risalto e familiarità all’evento, scene di vita ospedaliera ambientate nel complesso di Santa Maria della Scala, brani paesaggistici e saggi di naturalismo. Lo stile del giovane Manetti in questo è ancora vicino alle tecniche pittoriche dei pittori senesi del periodo (Vanni, Casolani, Salimbeni) con una pittura a tinte misurate, ben diversa dalle tinte forti della tempesta caravaggesca. In queste scelte, determinante fu, verosimilmente, la committenza, sia nella scelta dei pittori che in quella dei temi i quali, non a caso, costituiscono delle preziose testimonianze visive delle pratiche religiose e d’assistenza proprie delle compagnie, esempi e direttive religiose e morali che confratelli e popolo erano tenuti a seguire. La scelta di Crescenzio Gambarellie di Rutilio Manetti fa supporre anche che la Compagnia avesse puntato ad assicurarsi la collaborazione di artisti di un certo nome nell’ambiente cittadino, garanzia anche di prestigio ed eventuali donazioni per la Confraternita. Come l’Oratorio, anche il Cappellone, che forse veniva utilizzato in origine come sala capitolare della Compagnia, è adibito periodicamente a spazio d’uso per le riunioni e le assemblee di contrada. È sede anche di eventi culturali tra i quali, da ricordare, la rassegna di musica da camera “Note di Autunno”. In occasione del Palio, la sala diventa il luogo di ritrovo e vestizione della comparsa della Contrada.

Bibliografia

Bartalucci A., L’arte nell’oratorio e nella sede. Inventario, Siena, Tipografia Ancora, 1985.

Black F., Le confraternite italiane del Cinquecento, Milano, Rizzoli, 1992.

Campanini G., Muzzi A., Oratori di contrada, Siena, 1995.

Il Cappellone di San Rocco. I dipinti murali di Rutilio Manetti e Crescenzio Gambarelli in Vallerozzi, I Gemelli, Quaderno 4, Siena, Contrada della Lupa, 2007.

Ceccherini D., Gli oratori delle contrade di Siena, Siena 1995.

Liberati A., Oratorio di San Rocco in Siena, in “Bullettino Senese di Storia Patria”, XXXIX (1932), pp. 203-209.

Altre fonti:

Archivio di Stato di Siena, S.S. Macchi, Memorie,vol. 1, c. 59.

Archivio di Stato di Siena, Deliberazioni, voll. 57 e 15.

Archivio di Stato di Siena, Patrimonio Resti Ecclesiastici, 1609, c. 248.

Cinughi De’Pazzi C.,“L’Ordine di San Rocco in Vallerozzi” dal “Libro della Venerabile Compagnia di San Rocco dal 1572 al 1675 (BCS ms B.1.1), tesi di laurea, Università degli Studi di Siena, 1986.

Note: Sulla parete di fondo del Cappellone in origine era posta la tela con “La Madonna e il Bambino che appaiono a San Rocco”, dipinta nel 1603 da Ventura Salimbeni, che fu verosimilmente un punto di riferimento per R. Manetti per gli affreschi che avrebbe dipinto intorno. Attualmente il dipinto è situato nella stanza di rappresentanza. Rutilio Manetti dipinse anche lo stendardo della Compagnia (“Stendardo Processionale della Compagnia dei Santi Rocco e Giobbe: Madonna coi Santi Rocco e Giobbe (recto), Gloria d’Angeli con Santa Caterina e San Rocco (verso)”) che attualmente si trova nella Chiesa di San Pietro in Castelvecchio. La dispersione del patrimonio artistico, che coinvolse altri dipinti andati perduti, è avvenuta a seguito della soppressione della Compagnia di San Rocco, ordinata dal granduca Pietro Leopoldo nel 1785.

Autore scheda: Contrada della Lupa, Anna Laura Pasqui

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