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Il santo nel pozzo | Ecomuseo Siena
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Il santo nel pozzo

Cartiglio

Il santo nel pozzo

Sant'Antonio abate

Il santo nel pozzo

Luogo: via San Marco

Contrada: Contrada della Chiocciola

Denominazione: “affogasanti”

Data/periodo: dopo il palio di luglio 1896 un contradaiolo adirato per l’ennesima sconfitta getta la sacra icona di Sant’Antonio abate nel pozzo di fronte alla stalla. Nel 1910 l’effige viene ripescata e il 2 luglio 1911 la Contrada torna alla vittoria.

Descrizione: Quello del “santo del pozzo” e del successivo ripescaggio, è uno degli episodi squisitamente senesi che destano curiosità, a prescindere dalla fede religiosa  e dalla contrada di appartenenza. Sono infatti aneddoti come questo che rivelano il carattere di un popolo e la sua forza.

Del santo nel pozzo poco si trova nei libri; molto ci è stato tramandato oralmente. La fine del XIX secolo per quanto riguarda il palio, aveva riservato amare sorprese alla Contrada della Chiocciola. La vittoria tardava ad arrivare: l’ultimo successo era del 2 luglio 1888 con il fantino Tabarre e il cavallo Gemma. Da allora era cominciato un lungo periodo di digiuno caratterizzato da carriere clamorose da cui la Chiocciola, pur partecipando attivamente, usciva sempre sconfitta. Nel frattempo, la rivale era riuscita a cogliere in pochi anni ben tre vittorie (1889-1891-1895). Il palio di luglio del 1896 vide nuovamente la Chiocciola protagonista: partita prima, rimase in testa fino al terzo giro al Casato dove fu clamorosamente superata dalla Contrada della Torre. Il rione di San Marco visse un momento di grande disperazione per l’ennesima grande occasione perduta.

Un contradaiolo, in particolare, si distinse per il modo singolare di manifestare la sua rabbia e il suo dolore. Francesco Dominici, detto “Cecco” (questo era il nome del giovane ragazzo), entrò furibondo nella stalla, prese la ceramica raffigurante Sant’Antonio abate, protettore degli animali, e la gettò nel pozzo di San Marco, come se il santo fosse responsabile della sfortuna della Contrada. Le ragioni di quel gesto vengono spiegate in maniera diversa ma in molti ritengono che ci fosse stato uno “scambio di santi” e il buon Sant’Antonio abate fosse stato punito al posto di Sant’Antonio da Padova, protettore della nostra avversaria.

In ogni caso l’atto sacrilego non fu assolutamente risolutivo: la Chiocciola, come fosse colpita da un sortilegio, proseguì il suo periodo nero fino agli inizi del 1900. Nell’inverno del 1910, un gruppo di donne intraprendenti della Contrada, promossero una sottoscrizione straordinaria per prosciugare il pozzo e recuperare l’effige di Sant’Antonio. Nonostante una forte compromissione dovuta all’azione dell’acqua (immersa nella quale l’immagine era rimasta per ben 14 anni), la ceramica fu restaurata e furono organizzate funzioni religiose riparatrici e preghiere per chiedere perdono del sacrilegio commesso. Nel palio del 2 luglio 1911, la Chiocciola fu nuovamente protagonista: Alfonso Menichetti detto Nappa, guidò una strepitosa Stella prima per tre giri e finalmente fu prima anche al bandierino. Chi legge può dare a questo episodio l’interpretazione che preferisce: chiamatelo miracolo, superstizione o più semplicemente destino. Parlate di religione, di scaramanzia, di falsi pentimenti e di fortuna. Coloratela con tutti gli aggettivi che vi sembrano più adatti. Sta di fatto che il primo palio che la Chiocciola ebbe la possibilità di ricorrere, lo vinse in maniera forte e decisa.

Note: per dovere di cronaca è giusto riportare che durante la carriera del 2 luglio 1911 la contrada della Tartuca fece di tutto per ostacolare la corsa del nostro cavallo. Si racconta anche che un noto Tartuchino, tale Alfredo Carmignani detto “Piaccina”, fece correre il suo cane sul tufo per interrompere la cavalcata trionfante di Stella. Tutto inutile. Questo episodio ha portato in dote alla Contrada della Chiocciola il soprannome di Affogasanti”, che poi è diventato anche il nome del giornalino di contrada.

Autore scheda: Contrada della Chiocciola

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