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La campana maggiore della chiesa di San Sebastiano in Vallepiatta

Campanile a vela

La campana maggiore della chiesa di San Sebastiano in Vallepiatta

Campanile

La campana maggiore della chiesa di San Sebastiano in Vallepiatta

Banderuola

La campana maggiore della chiesa di San Sebastiano in Vallepiatta

Campana maggiore

La campana maggiore della chiesa di San Sebastiano in Vallepiatta

Campana maggiore

La campana maggiore della chiesa di San Sebastiano in Vallepiatta

Campana maggiore

La campana maggiore della chiesa di San Sebastiano in Vallepiatta

Luogo: Piazzetta della Selva, Siena

Contrada: Contrada della Selva

Denominazione: La “campanina”

Data/periodo: XII secolo

Descrizione: Il suono della “campanina” è un elemento di ritualità che accompagna la vita della Selva come quella delle altre consorelle. Posta sul campanile a vela della chiesa di S. Sebastiano in Vallepiatta, ha la funzione di richiamare il popolo alle celebrazioni religiose e di convocare i contradaioli alle assemblee in cui il popolo manifesta la propria volontà ai dirigenti della Contrada. Nella ritualità del palio, la “campanina” ha una duplice funzione: religiosa e civile e scandisce tutti i momenti della festa dalla prima assemblea dopo la tratta, alla benedizione del cavallo prima della corsa. Il suono della “campanina” ha un forte impatto psicologico ed emotivo sui contradaioli e nei giorni del palio è un elemento che contribuisce a far montare le speranze, le emozioni, le paure. La “campanina” ha un ruolo determinante nella vittoria: essa incomincia a suonare quando il cavallo arriva primo al bandierino e continua per tutta la notte e per le notti successive. La Selva ha due campane, ma è il suono delicato e penetrante della campana maggiore che si diffonde dal campanile di S. Sebastiano superando la valle fino a S. Prospero. In una pergamena scritta dal poeta Valentino della Selva ed esposta in una sala del museo in una cornice ottocentesca intagliata con i motivi della quercia, recante lo stemma della Selva privo del rinoceronte e sormontato da una corona, si legge che la campana maggiore della Selva proviene dalla Chiesa di San Desiderio, oggi sconsacrata ad adibita a ristorante. La chiesa ha una origine molto antica: è ricordata in un documento del dicembre 1012 e mostra ancora, nonostante le trasformazioni, elementi architettonici romanici. Con la soppressione della parrocchia per rescritto granducale del 1781, fu attribuita, nel 1787, dall’arcivescovo Borghesi alla contrada della Selva. Nel 1798 Siena fu colpita da un violento terremoto che danneggiò San Desiderio e l’architetto Bernardino Fantastici fu incaricato del progetto per il restauro, mentre il camerlengo della Selva, Gioachino Faluschi scrisse delle memorie della chiesa e predispose un elenco delle suppellettili. La contrada della Selva non tornò più in San Desiderio: dopo un lasso di tempo trascorso nell’oratorio di San Niccolò in Sasso, ottenne la chiesa di San Sebastiano. In occasione della compilazione di questa scheda, abbiamo compiuto indagini nell’Archivio della Contrada della Selva dalle quali è risultato che nell’Inventario della Contrada del 1822 si legge che la campana maggiore fu traslata dalla chiesa di San Desiderio, mentre la minore fu fusa da Sebastiano Marrocchesi nel 1821. Prendendo atto che nella pergamena Valentino della Selva affermava che la campana risale al XIII secolo, mentre nella pubblicazione, citata in bibliografia, datava la campana al XII secolo e riportava la seguente iscrizione: «Mentem sanctam spontaneum in honorem Dei et Patriae Liberatione», abbiamo deciso di compiere un sopralluogo ad una parte del tetto della chiesa raggiungibile senza ponteggi. Abbiamo in tal modo fotografato la campana e parte dell’iscrizione inquadrabile senza pericoli per l’esecutore della fotografia. Dal sopralluogo è risultato che la “campanina” ha una forma molto simile alla campana di San Cristoforo del 1109, ora esposta nel Museo Civico di Palazzo Pubblico a Siena, la quale, a parere di Cantini, preannuncia le campane gotiche (Cantini S., Le campane di Siena nella storia della città, Siena 2006, pp. 71-74). Reca inoltre una scritta che non è stato possibile leggere al completo, ma non sembra confermare la lettura riportata da Valentino della Selva. E’ evidente la stretta analogia con la scritta della campana di San Cristoforo. L’indagine archivistica e l’analisi, forzatamente parziale, del manufatto permettono di concludere che si tratta di un’antica campana della chiesa di San Desiderio, databile al XII secolo e quindi una delle più antiche campane della città.

Bibliografia:

Valentino della Selva, La Contrada e la Società della Selva, p. 30, Siena, 1960.

Altre fonti:

Archivio della Contrada della Selva D.2.80.

Nardi P., Inventario dell’Archivio della Contrada della Selva con note storiche introduttive, Siena, 1967.

Autore scheda: Contrada della Selva, Bernardina Sani

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