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Il Rinoceronte – iconografia della Selva

Rinoceronte del giardino

Il Rinoceronte - iconografia della Selva

Il rinoceronte della fontanina

Il Rinoceronte - iconografia della Selva

Gualdrappa barbero

Il Rinoceronte - iconografia della Selva

Gualdrappa barbero

Il Rinoceronte - iconografia della Selva

Cartolina

Il Rinoceronte - iconografia della Selva

Bandiera

Il Rinoceronte - iconografia della Selva

Cartolina

Il Rinoceronte - iconografia della Selva

Organo dell'Oratorio di San Se

Il Rinoceronte - iconografia della Selva

Stendardo processionale

Il Rinoceronte - iconografia della Selva

Contrada: Contrada della Selva

Denominazione: Stemma della Selva

Data/periodo: Evoluzione dal XVI secolo ad oggi

Descrizione: Il rinoceronte è l’emblema della Selva, l’animale totemico della Contrada, simbolo di “potenza”. Ma da dove arriva un animale così insolito ed esotico, nello stemma di una Contrada senese? La prima documentazione scritta nella quale si parla dello stemma e dei colori della Contrada risale agli inizi del cinquecento e descrive la comparsa in occasione della partecipazione ad una caccia dei tori (una sorta di tauromachia) nella piazza del Campo. I rappresentanti della Contrada, allora chiamata Selvalta, sfilarono spiegando una bandiera con disegnato un cinghiale assalito da un cacciatore armato di lancia. Nessun rinoceronte quindi, l’animale del resto a quell’epoca era sconosciuto in Europa, anche se era già noto ai Romani se ne era persa la memoria durante il Medio Evo. Alcuni anni più tardi (1515) accadde però che un sultano indiano fece dono al re del Portogallo, Manuel I, di un esemplare di rinoceronte (Rhinoceros unicornis). L’animale giunse a Lisbona con la fama di essere il più potente della Terra. Per verificare la sua forza fu fatto combattere con un elefante che, alla sua vista, scappo terrorizzato. Per tutto il vecchio continente non si parlò d’altro ed in molti vollero vederlo. Il pittore tedesco Albrecht Dürer ne fece un’incisione memorabile. Dopo essere stato ammirato e studiato da re, artisti e scienziati di mezza Europa, il rinoceronte fu infine donato al Papa Leone X. Purtroppo però, la nave che lo portava verso Roma affondò di fronte alla Spezia ed il povero animale morì. Il mito del rinoceronte arrivò anche Siena e la fantasia dei selvaioli ne deve essere rimasta particolarmente colpita. Le cronache di Cecchino Cartajo infatti ci narrano, con dovizia di particolari, la composizione della comparsa della Contrada per la caccia dei tori del 15 agosto 1546. La Selva aveva bandiera completamente bianca ed una grande macchina, cioè un carro, a forma di rinoceronte che serviva anche come riparo dai tori oltre che come simbolo semovente. E’ questa la prima testimonianza del rinoceronte che ci è stata tramandata. A partire da quella data, la Selva, verrà appellata anche come la Contrada del Rinoceronte, tuttavia, nello stemma, rimase semplicemente un albero (una querce) con appesi strumenti da caccia. Successivamente vi furono mutamenti solo nei colori che cambiarono più volte, principalmente durante il XVIII secolo (bianco, bianco e verde). Alla fine del settecento l’insegna divenne bianca con arabeschi gialli e blu per poi mutare, all’inizio del 1800, in bianca con arabeschi arancioni e verdi. Da quel momento, si consolidarono i colori attuali, arancio, verde e bianco. Nel corso di questi secoli, tuttavia, il mito del rinoceronte deve essere rimasto molto vivo fra i Selvaioli tanto che nel 1876, alla nascente Società di Mutuo Soccorso fra Contradaioli, venne dato il nome di “Rinoceronte”. Occorre, tuttavia, attendere il 1888 perché l’amato animale venisse finalmente inserito nello stemma alla base della querce, realizzando così l’unione dei simboli storici della Contrada. Nel 1889, per concessione araldica del re d’Italia Umberto I, venne aggiunto il capo d’azzurro con al centro un sole radioso, contenente l’iniziale U. La lunga evoluzione iconografica giunge così a compimento. Il vecchio stemma, tuttavia, per alcuni anni coesisterà con il nuovo; in molti documenti o immagini dei primi del novecento, troviamo ancora la sola querce. Oggi, come una volta, il rinoceronte rappresenta il simbolo che unisce tutti i Selvaioli. Molti ne portano addosso l’immagine (medaglie, anelli, magliette ecc.) o lo collezionano realizzato in materiali diversi. Contraddistingue il territorio della Contrada, con la fontanina, dove si trova realizzato in bronzo (da Vinicio Guastatori nel 1965) e il giardino del nostro Museo dove ce n’è uno in travertino, così grande che i bambini possono montarci a cavallo. Il Maestro Franco Baldi gli ha dedicato un canto, “Rinoceronte che porti la vittoria” che gareggia, in popolarità, con l’inno ufficiale della Contrada.

Bibliografia:

Anonimo fiorentino, La festa che si fece in Siena a dì XV aghosto MDVI, Siena, 1506.

Ceppari Ridolfi M.A., Ciampolini M., Turrini P., L’immagine del Palio, Firenze, 2001

Cecchino Cartajo, La magnifica et honorata festa fatta in Siena per la Madonna d’agosto l’anno 1546, Siena, 1582.

Cecchini G., Neri D., Il Palio di Siena, Milano, 1958.

Forno F., Storia e costumi delle diciassette Contrade di Siena, Firenze, 1887

Gois D., Chronica do Felicissimo Rei Dom Emanuel composta per Damian de Goes, Lisbona, 1566-1567..

Zazzeroni A., L’araldica delle Contrade di Siena, Firenze, 1980.

Altre fonti: Archivio e Museo della Contrada della Selva

Autore scheda: Contrada della Selva; Alessandro Fineschi

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  • Vinicio Guastatori...

    Luogo: Via Monna Agnese,

     
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